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La Rosa di Campo e il bambino-ramo
La Rosa di Campo fluttuando, galleggiando, era giunta ad un'insenatura del fiume e senza accorgersene si era fermata tra una radice assetata e una roccia addormentata. Mentre galleggiava e fluttuava la Terra aveva girato attorno al Sole tanto da cambiare stagione, i fiori fioriti erano spariti e la luce calda a volte seccava qualche piccolo germoglio, altre rendeva lucide le foglie delle piante più grandi e vecchie, gli animali assetati giungevano al fiume per refrigerarsi e gli insetti canterini cantavano e cantavano ogni giorno e ogni notte tanto che ormai anche la Rosa di Campo non li notava più.
Lei, d'altro canto, era presa a rimuginare e domandarsi sul come si potesse distruggendo creare ma per quanto s'interrogasse non riusciva a trovare una risposta. Ormai era così aggrovigliata nei pensieri che non ne trovava più l'inizio e tanto pensava tanto si dimenticava cosa prima avesse pensato, così lo ripensava ma facendolo se ne dimenticava e con tutto questo a cui pensare e da riordinare non c'era proprio tempo per accorgersi che intorno a lei il tempo cambiava e che la sua fogliolina in basso iniziava a imputridire, proprio come l'Acqua le aveva detto.
Il Vento ogni tanto arrivava e soffiava, per scuoterla o per scrollarla ma lei era intenta a pensare che non ci badava, così il Vento iniziava a preoccuparsi e anche l'Acqua non era molto serena. In fondo lui a l'Acqua aveva affidato la Rosa di Campo ma forse la domanda dell'Acqua era troppo grande per la piccola rosellina che ora a causa del fiume iniziava a marcire come se tutte le muffe del mondo le fossero diventate amiche.
All'improvviso si sentì un PLUF!, vicino all'insenatura dove la Rosa di Campo pensava, e questo PLUF! la distrasse dato che era un rumore strano e che sotto l'Acqua aveva creato una tensione di paura che navigando nel fiume lei non aveva mai sentito su per le radici.
Allungandosi oltre la roccia che aveva vicino scorse sulla riva del fiume un bambino con un dito lungo lungo ma così lungo che si innalzava dalla mano e, curvandosi, quasi sembrava un ramo. Alla fine del dito-ramo c'era un filo trasparente come una ragnatela che scendeva e scendeva fino a infilarsi nel fiume. Il bambino stava zitto e fissava l'Acqua senza muovere gli occhi e alla Rosa di Campo, non sapeva dirsi perchè, questo la spaventò.
Ma si tranquillizzò quando vide che i pesci si avvicinavano al dito da ragno del bambino, lo annusavano e come accadeva con le rocce lo assaggiavano, allora pensò che non c'era nulla di cui avere paura. Poi accadde qualcosa che lei non capì bene: improssivamente ci fu una gran confusione, l'Acqua si agitò e tutti i pesci fuggirono via e schizzi ovunque arrivarono, quando la Rosa di Campo comprese cosa fosse successo era troppo tardi: il dito di ragno aveva afferrato un pesce che ora volava nell'aria giungendo fino al bambino-ramo, che ora lo stava afferrando e che adesso lo deponeva sulla Terra! Sulla Terra!?!
La Rosa di Campo gridò: "Non sulla terra, bambino-ramo scemo! E' un pesce e senza Acqua morirà!!!"
Ma il bambino-ramo agitò il suo dito-ragnatela e di nuovo PLUF! lo infilò nel fiume con il sorriso che la Rosa di Campo aveva visto in chi strappava i fiori a Mamma Terra e in chi uccideva gli animali nel bosco.
Il pesce intanto si agitava come se muovendosi volesse tornare al suo Babbo Fiume, poi piano piano si calmò e solo la bocca si apriva e chiudeva in cerca dell'Acqua e ad ogni aprirsi e chiudersi la Rosa di Campo si agitava di più! Il Pesce non aveva le zampe per tornare nel fiume ma neanche lei le possedeva per aiutarlo, ed entrambi stavano lì a guardarsi: lui a morire e lei a guardarlo senza poter fare niente. Provò a gridare al bambino-ramo ma lui non l'ascoltò, provò a indirizzare il pesce ma lui senza Acqua nelle branchie era troppo debole per riuscire a seguire i suoi consigli: più di là, spingi la coda di là! Non lì, qui, qui!
Intanto, cosa ancora più terribile, gli altri pesci non sentendo dal fiume il dolore del loro fratello si erano riavvicinati al dito-ragnatela del bambino-ramo e prendevano ad annusarlo di nuovo. Lo facevano perchè c'era calma e silenzio e così loro si fidavano.
Allora alla Rosa di Campo venne spontaneo strillare al Fiume: Non voglio calma! Non voglio silenzio! Voglio togliergli ogni fiducia! Acqua distruggi la fiducia!!"
E l'Acqua ascoltò, agitò i flutti e creò il panico, distrusse la calma e la fiducia. Il Vento che era da quelle parti per aiutare la Rosa di Campo iniziò a correre tutto intorno, agitanto le foglie e i rami, anche quello del bambino-ramo che si spaventò moltissimo! E fu un grandissimo parapiglia, tanto che anche la Rosa di Campo venne lanciata via lontano. E nel parapiglia il bambino-ramo scappò, e nel parapiglia gli animali anche scapparono, e scappando gli animali un procione terrorizzato diede una zampata per sbaglio al pesce sulla Terra che fu lanciato via e che ricadde nel suo Babbo Fiume. E che nuotò via spaventatissimo.
Ma i pesci erano salvi, anche il pesce che era sulla Terra si era salvato e quando il Fiume si calmò non c'era più traccia del bambino-ramo.
Ma neanche della Rosa di Campo.
La Rosa di Campo, l'Acqua e il Fenicottero Vanitoso
La Rosa di Campo navigava nell'Acqua ormai da tempo e si annoiava. C'era il vantaggio di essere nutrite senza complicazioni ma il Vento era più divertente e parlava di più. Anche le nuvole erano più divertenti dei pesci che dal canto loro ogni tanto andavano ad annusare la Rosa di Campo per vedere se la potevano mangiare. E questo non la rendeva per niente serena.
Ogni tanto il suo amico Vento tornava a trovarla, correva sull'Acqua dove lei galleggiava, la salutava sempre allegro e poi andava via. E alla Rosa di Campo restava sempre un po' di malinconia quando lui volava via.
Di giorno galleggiava, di notte galleggiava, solo quando la Luna tonda brillava si rilassava perchè tutto il fiume diventava d'argento e le piaceva: le sembrava di dormire nella Luna.
Una sera, mentre il Sole tramontava, la Rosa di Campo se ne stava mogia, annoiata e malinconica a guardare sotto il pelo dell'acqua per controllare che nessun pesce le mordesse le foglie quando all'improvviso si sentì agitare dalle onde. Alzò gli occhi e si accorse che il cielo era diventato rosa e anche il fiume sembrava tutto rosa, ma non si sorprese molto perchè era il tramonto e l'Acqua, questo lo aveva imparato, prendeva tanti colori diversi: dal blu all'arancione.
Stava per rigirarsi su se stessa quando si trovò davanti ai petali un uccello grande, grande, con il becco curvo e le penne tutte rosa.
"Sacra Rosa Rampicante! E tu cosa sei?!?" domandò spaventata temendo di fare la fine dell'insalata.
L'uccello la guardò incuriosito e poi alzandosi tutto impettito rispose: "Un Fenicottero!" come se lei avesse dovuto saperlo.
"E cos'è un fenicottero?" chiese lei rassicurata perchè aveva visto che c'erano altri fenicotteri come lui ma non mangiavano piante.
"Eh, no piccina. Non un fenicottero ma un Fenicottero!" precisò il Fenicottero.
"Siamo volatili mia cara, ma molto speciali. Siamo tra i pochi uccelli capaci di stare tanto nel cielo quando nel mare, che poi è come un fiume ma immenso, come dire la mamma di tutti i fiumi: il principio e la fine dell'Acqua ma senza inizio e senza fine" spiegò paziente il Fenicottero.
"Per cui anche l'acqua che bevo io viene dal mare?" chiese la Rosa di Campo.
"Certamente, solo che quando arriva a te ha fatto un lungo, lunghissimo viaggio. Proprio come me: ha volato dal mare al cielo, dal cielo alla Terra e dalla Terra tornerà all'Acqua e niente mai si fermerà ed è per questo che noi Fenicotteri siamo uccelli speciali, perchè non moriamo mai, come l'Acqua" disse lui sedendosi sul fiume, cosa a dire il vero buffa da vedersi: un grosso e strano uccello rosa appollaiato sul fiume invece che in un nido.
"Tutti muoiono... fidati, è meglio che ti prepari o resterai sorpreso quando ti succederà" suggerì con una smorfietta la Rosa di Campo, pensando a quando aveva quasi visto morire il Vento e il Vento, lei credeva, non dovrebbe proprio riuscire a sparire.
"Noi no, cara Rosellina di Campo. Siamo Fenicotteri" sorrise il Fenicottero.
"E quando avete finito di vivere che fine fate?" chiese lei indispettita da tanta convinzione.
"Nasciamo di nuovo" rispose lui calmo, calmo come se fosse una cosa che dovevano sapere tutti.
La Rosa di Campo rimase confusa "Nasceranno altri come voi, dei germogli di Fenicottero ma mica sei sempre tu" cercò di capire a modo suo.
"No, mia cara, e se vuoi capire il segreto dell'Acqua dovrai tentare di capire e tu non lo stai facendo" la riprese lui dolcemente.
"Si invece!" brontolò lei.
"E invece no. Tu cerchi solo di capire pensando a modo tuo. Per capire devi pensare come l'Acqua, perchè pensi di essere qui?" spiegò lui e poi, richiamato da altri Fenicotteri, si allontanò.
La Rosa di Campo era confusa. Provò a capire: se tutti muoiono allora il Fenicottero voleva dire che lui nascendo attraverso i suoi germogli non sarebbe morto mai? Ma le aveva detto che era sbagliato. E allora quante altre spiegazioni c'erano?
Si fece notte e mentre lei dondolava nel fiume i Fenicotteri, con la effe grande, ci si sedevano sopra come cicogne marine: dondolando rosei e pasciuti come palloncini di paese in festa. A dire il vero facevano anche confusione, e poi sembrava ogni tanto qualcuno di loro volesse brucare l'Acqua. La cosa buona era che i pesciolini spaventati scappavano via e non mordicchiavano la Rosa di Campo, che però in tutto quel baccano non riusciva davvero a pensare bene e ad un certo punto di arrabbiò.
"State un po' zitti per piacere! Sto pensando a quello che ha detto il Fenicottero ma fate troppo chiasso e non sento i miei pensieri!" strillò ai Fenicotteri appollaiati sul pelo d'Acqua.
Loro la guardarono e risero -facendo ancora più rumore- e una Fenicottera le spiegò: "E' proprio quello che fai tu, piccola Rosa di Campo! Fai così tanto rumore con i tuoi pensieri che non senti l'Acqua parlare" ridacchiò con se stessa e improvvisamente la Rosa di Campo si avvide che non c'era più rumore. Tutti i Fenicotteri tacevano, e ascoltavano.
Allora stette zitta, zitta anche lei, trattenne il fiato addirittura ma soprattutto trattenne i pensieri. E ascoltò.
"Goccia, goccina, dove andrai domattina? Andrò per la mia strada, che diventa sempre più salata. Goccia, goccina, dove sei stata ieri mattina? Sono stata nel cielo, ho volato e cantato, il Vento mi ha accompagnato. Goccia, goccina, dove sei stata un mese fa? Sono stata nella pioggia, ho bagnato di ricchezza il mondo e nella ricchezza vado tornando. Goccia, goccina, dove andrai fra tanti giorni? Andrò nell'abbondanza, morirò e rinascerò, e poi nel cielo e sulla Terra tornerò..." un coro sussurrava tanto piano e tanto assieme che la Rosa di Campo dovette fare molta, moltissima attenzione per sentirlo. Cantavano ognuna assieme alle altre le gocce goccine del fiume, ma alcune vocine provenivano anche dalle rive, dove gocce goccine di brina di andavano posando sulle foglie, e dal cielo le nuvole cantavano formate da gocce goccine canore. Per questo non le aveva mai sentite, il mondo intero, formato da gocce goccine, cantava.
"Che bello..." sussurrò la Rosa di Campo "...il mondo canta!" notò incantata.
"E' l'Acqua, piccola Rosa di Campo" bisbigliò il Fenicottero che intanto era scivolato vicino a lei.
"L'Acqua canta?" chiese la Rosa di Campo confusa.
"La vita canta, l'Acqua è la vita, è anche la morte ma senza morte. Il mondo canta, e il mondo è la vita, e la morte, ma senza morte. Se comprendi questo allora canterai, e sarai vita e sarai morte ma senza morte" sussurrò il Fenicottero dondolando le parole come fossero note di pentagramma ma cullandole con la rispettosa dolcezza che si deve avere quando si parla con la Luna o con le stelle, sue sorelle.
"Tu lo hai compreso?" annuì la Rosa di Campo che non capiva bene ma capiva che c'era un segreto da capire, e che il Fenicottero lo conosceva.
"Io sono nato sapendolo, io sono un Fenicottero. E' la nostra natura saperlo, per questo siamo vita e morte ma senza morte, e quando perdiamo le piume andiamo a fuoco e quando bruciamo rinasciamo e diventiamo uovo, e dall'uovo torniamo alla vita senza mai avere smesso di viverla. E' per questo, piccola Rosa di Campo, che ci chiamano Araba Fenice: gli uccelli che non muoiono e dalle loro ceneri rinascono: siamo Aria perchè voliamo, siamo Acqua perchè qui mangiamo, siamo Terra perchè lì le uova lasciamo e siamo Fuoco perchè nel fuoco rinasciamo" concluse canticchiando e soddisfatto di essersi rivelato, era un Fenicottero vanitoso.
Fu in quel momento che l'Acqua parlò alla Rosa di Campo per la prima volta, proprio appena il Fenicottero Vanitoso si fu alzato in volo per andare via con i suoi amici Fenicotteri.
Ma dire che parlò sarebbe sbagliato, l'Acqua non parlò eppure parlò. Ma se avesse parlato avrebbe detto proprio queste parole qui:
"Piccola Rosa di Campo, tu non sei un pesce e neppure un Fenicottero, non sei una tartaruga e non sei neppure un'alga. Se tu rimani a lungo tra le Acque della vita e della morte dove tutto è niente e niente è tutto allora marcirai. Per questo insieme a lungo con me non resterai, ma tornare quando vuoi potrai. Domandami ciò che desideri avere ma dillo affinchè io possa dartelo togliendo, o non lo otterrai."
E la Rosa di Campo dovette pensare molto a lungo a queste parole dette senza dirle, perchè non riusciva proprio a capire come si potesse dare qualcosa togliendola.
E il Vento, che correva poco più su, rideva alla Luna che tonda tonda iniziava a calare.
La Rosa di Campo, il Vento e la Rosa Rossa
La Rosa di Campo volava ormai da tanto tempo.
Aveva imparato a parlare con le Nuvole e le Stelle, ma anche a capire le gocce di pioggia e ad ascoltare la Luna.
Aveva imparato a dare al Vento e a chiedere al Vento.
Si era addirittura dimenticata di cercare un giardino, aveva scordato quanto fosse bello tenere le radici nella Terra. Però aveva imparato a sentire le parole di Mamma Terra.
Il Vento dal canto suo era così contento di avere qualcuno con cui viaggiare! Aveva imparato che stare sempre solo può far dimenticare quanto sia emozionante farsi capire e capire, prendere e dare.
Le Nuvole no, erano sempre Nuvole. Pascolavano serene o inquiete come farebbero delle pecorelle nate da pecore che non hanno mai avuto lupi.
Le Stelle dal canto loro erano troppo prese a rimirar la Luna e a parlottare di cose accadute millenni prima e ancora vive nella memoria dell'infinito come fosse passato un solo giorno.
La Luna e il Sole si rincorrevano come ragazzini innamorati su un prato di fiori ora luminosi e ora aperti e fioccosi.
Mamma Terra ruotava, gli animali mangiavano, le piante crescevano.
"Hei tu!" spaccò il sereno la vocetta impertinente "Hei tu! Ma cosa ti salta nei petali di fare?!?"
La Rosa di Campo si scosse dalla sua calma, ormai aveva preso l'aspetto di una rosa gitana, così abituata a viaggiare da non sorprendersi più di niente.
"Ma dici a me?" domandò guardando in giù.
Sotto di lei c'era un prato di fiori e una rosa rossa come il sangue degli animali la fissava impertinente. Il Vento volava lento e basso e la Rosa di Campo dondolò proprio su di lei.
"Certo che dico a te! Ma cosa di salta nei petali di combinare? Una Rosa che vola non si è mai vista!?" disse indispettita la rosellina rossa indicando con una fogliolina il cielo.
"Non penso proprio siano affari tuoi, tu stai bene lì e io qui!" brontolò la Rosa di Campo rigirandosi verso le nuvole che le facevano ombra e le davano gocce di pioggia fresca.
"Ma cosa ravanello dici?! Tu sei una rosa, io sono una rosa e ti riconosco, me ne intendo di rose! Tu devi stare con le radici nella Terra, non tra le nuvole!" strillò la Rosa Rossa arrabbiatissima.
"Ma insomma... si può sapere che fastidio ti da che io stia qui?" domandò innervosita la Rosa di Campo alla Rosa Rossa.
"Non è sano, cara la mia signorina, non è sano e non ti fa bene per niente" sentenziò la Rosa Rossa incrociando i petali quasi a pungersi.
Il Vento si placò e depositò piano la Rosa di Campo, era curioso. Provò a dire qualcosa ma la Rosa Rossa non lo capiva e appena lo sentiva.
"Il Vento vuole sapere perchè non è sano" disse la Rosa di Campo, ma solo per fare un favore al Vento.
"Come perchè? Il Vento allora è stupido oltre che egoista!" si sorprese la Rosa Rossa aggrottando un petalo.
La Rosa di Campo lo trovava un fiore invadente e petulante, però era una bella rosa e strana: aveva un bocciolo pieno di petali come fosse un ventaglio chiuso e tante spine da scoraggiare anche il più cattivo rampicante a frequentarlo, e ogni fogliolina contava tante ditine da sembrare due foglioline delle sue.
"Ma che rosa di campo sei tu, a parte essere saccente come una Bocca di Leone?" domandò alla Rosa Rossa.
"Sono una Rosa Antica, io! E non sono una rosa di campo, tu sei una rosa di campo!" brontolò la Rosa Rossa indispettita.
"Una Rosa Antica?!?" si meravigliò la Rosa di Campo che non ne aveva mai sentito parlare.
"Certo. Ma non sono io il problema bensì tu! Una rosa che vola e che è ancora viva. Solo le rose morte possono volare o quelle che l'uomo strappa dalle radici per sacrificarle quando ama qualcuno" disse la Rosa Rossa alzando i petali.
"Cosa fa l'uomo??" si spaventò la Rosa di Campo che essendo di campo non conosceva i fiori dell'uomo.
"L'uomo quando ama sacrifica un pezzo di cuore alla Terra, in cambio porta una rosa a chi ama come prova del suo sacrificio. Lo sanno anche i boccioli!" brontolò la Rosa Rossa.
"Tu sei un bocciolo?" chiese la Rosa di Campo.
"No, io sono una rosa antica! Uffa... e poi questo non cambia che tu sei una rosa senza Terra. Non esiste pianta senza Terra, solo quelle che preferiscono vivere con l'Acqua e non sono rose!" puntualizzò scuotendo i petali la Rosa Rossa che sembrava un leone di fuoco tanto ne era piena.
"Io... io stavo volando... si, perchè..." cercò di ricordare la Rosa di Campo "Perchè cercavo un giardino!" ricordò.
"E lo fai volando? E come mangi?" si incuriosì la Rosa Rossa.
"Le Nuvole mi danno l'acqua" annuì convinta la Rosa di Campo.
"Si ma le tue radici, guarda lì: si stanno consumando perchè non hanno minerali!" indicò con una fogliolina la Rosa Rossa. Poi sospirò e iniziò a scuotersi tutta, il terriccio si scosse e la rosa saltò di lato.
"Ecco, mettiti un po' qui" indicò la terra smossa accanto alle sue radici.
"Ma non posso! Come faccio a saltare lì?" si lamentò la Rosa di Campo.
"Uffa, porgimi una foglia" propose la Rosa Rossa e quando la foglia gli fu vicina abbastanza allungò una delle sue e con le tante ditine che aveva la afferrò e la tirò forte finchè la Rosa di Campo non si ritrovò nella Terra.
"Bentornata Bambina!" mormorò attraverso ogni radice e fusto e rametto e fogliolina e petalo Mamma Terra, senza bisogno di alberi o cervi per parlare. E la Rosa di Campo si addormentò di colpo.
Il Vento rimase lì, stupito e preoccupato assieme.
La Rosa Rossa lo guardò male e poi disse "Bell'amico che sei! Tu ti senti solo e porti in giro lei, ma lei è una rosa e non appartiene al tuo mondo. Ci puoi venire a salutare, ti puoi anche fermare e puoi anche strapparci via ma non potrai mai averci come figli perchè noi siamo, e sempre saremo, creature della Terra!" poi inspirò contrariata e si voltò dandogli il retrocorolla.
Il Vento si dispiacque e si fece tanto mogio che sembrava non tirare più.
Passò un giorno, poi due e poi tre.
La Rosa di Campo intanto mutava, nuovi petali crescevano da rosa quasi rossa diventava, le foglie smeraldo sembravano brillare e il fusto sempre più diritto puntava ora il Sole e ora la Luna come a volerli indicare.
La Rosa Rossa accanto parlottava con gli altri fiori raccontando la strana storia della Rosa di Campo.
Allo scadere del terzo giorno di avvicinò un pettirosso.
Poi due, tre e quattro e ben presto ogni rami d'albero fu pieno di uccellini e uccelloni, dai canterini ai rapaci. Il Pettirosso che era più vicino alle rose parlò per tutti.
"Amico Vento noi abbiamo sentito che ti accompagni con una Rosa di Campo e saremmo curiosi di capire il perchè visto che i tuoi amici naturali siamo noi e non i fiori" e un Aquilotto brontolò "Io sarei anche un po' geloso! Cosa ci si trova in un fiore che le piume non abbiano?".
Il Vento allora spiegò loro che voleva fare un favore alla Rosa di Campo che se stava sola sola nel campo, che desiderava trovarle un giardino dove potesse stare tranquilla con altri fiori a parlare. E che volando e volando aveva imparato a volerle bene perchè gli uccelli si sa ti stanno vicini ma poi volano via. Il Vento era molto imbarazzato e anche un poco confuso.
"Ma è per questo buon Vento che noi siamo amici tuoi e i fiori no, perchè la nostra natura è uguale alla tua e la loro uguale alla Terra: lei non va mai via" spiegò un Saggio Gufo con la testa piegata.
"E poi la tua natura amico Vento non è quella d'accompagnarti con fiori o animali..." intervenne la Civetta che è uno dei tre uccelli più sapienti del mondo e lo sanno tutti, anche i sassi di ruscello, "...se cerchi compagnia, amico Vento, è alla Terra che hai da parlare, all'Acqua, al Fuoco, al Sole o alla Luna. Noi siamo vostri figli e tra noi parliamo. Guarda!" disse aprendo le ali e volando vicino alle rose.
"Rosa di Campo..." sussurrò la Civetta, e la Rosa di Campo si svegliò "Ben tornata nel bosco, Rosa di Campo. Il nostro amico Vento dice che hai bisogno di un giardino, è vero?" la rosellina intimidita da quel grande rapace così gentile annuì senza dire nulla.
La Civetta allora alzò il suo becco ed emise un grido acuto che fece scappare i conigli, poi i conigli ricordatisi che la Civetta chiamava il Grande Saggio del bosco tornarono perchè lei non badava a loro.
"Stai tranquilla rosellina, ora parleremo al Grande Saggio dell'Aria e troveremo una soluzione" alzò il capo in attesa e con la coda dell'occhio fece l'occhiolino al Vento.
Di lì a poco si udì una frusciare d'ali possente, nel cielo del primo mattino si vide una graaande macchia bianca e gli uccelli tutti si spostarono e per fargli spazio.
Il Barbagianni era giunto.
La Civetta e il Gufo gli spiegarono cosa accadeva e lui rise piano e sommesso.
"Fratello Vento ti domandiamo perdono se ti abbiamo trascurato" poi si rivolse alla Rosa Rossa "Molto bene Rosa Antica, tua madre è fiera di te?" la Rosa Rossa annuì con supponenza, sapeva bene cosa faceva piacere a Mamma Terra lei, che era la civetta delle piante: uno dei fiori più belli tra i fiori del bosco!
Infine il Barbagianni guardò la Rosa di Campo "Dunque a te, fiorellino, serve un buon giardino. Il Vento racconta le tue avventure e le tue storie, gli animali e i ruscelli parlano di te e toccherà a noi, figli del Vento, trovare casa alla sua amica e figlia della Terra. Tu sei bentornata alla Terra e benvenuta nel mondo dell'Aria, piccolo fiore e per te serve un giardino speciale" annunciò aprendo piano le grandissime ali bianche come nuvole.
"Dunque volate uccelli, volate tutti prima ancora che il vento giunga e cercate un giardino per la Figlia della Terra, amica del Vento!".
Gli uccelli allora volarono, in ogni direzione andarono, ovunque di dispersero, corsero via veloci più dell'Aria e i conigli abbassarono le teste dubbiosi che gli scappasse voglia di fare prima del viaggio uno spuntino.
Anche il Barbagianni era sparito e il anche il Gufo. Solo la Civetta era rimasta e sorridendo dal suo becco curvo spiegò al Vento: "Vedi che non sei solo? Non lo sei mai stato né mai lo sarai. Ma tua sorella Terra si che è sola, le hai tolto una figlia per portartela con te e ora le manca. Noi ci impegniamo a volare di più e a giocare con te se tu ti impegni a ridare a tua sorella sua figlia" il Vento soffiò sulla Terra chiedendo scusa, si era solo dimenticato e non voleva che lei stesse sola.
Mamma Terra allora parlò facendo spuntare il fiore più bello di ogni fiore, non solo del bosco ma del mondo: un Fiore d'Ortica.
"Hai insegnato alla Rosa di Campo molte cose, molte ancora ha da imparare e a casa tu non la puoi portare. E' tempo che nostra sorella l'accudisca e la porti a casa da me" e detto questo il fiore d'ortica si scosse e non parlò più.
Proprio in quel momento la terra tra le radici della Rosa di Campo si fece umida. Lei spaventata domandò al vento "Ora non ti vedrò più? Non saremo più amici e non viaggeremo più?".
La Civetta, intanto volata su un ramo la rassicurò "Lui ti seguirà e noi lo precederemo. Saluta tua sorella la Rosa Rossa e anche Mamma Terra!"
Le roselline si abbracciarono e senza volerlo la Rosa Rossa punzecchiò la Rosa di Campo che si scosse un momento prima di scivolare via.
L'Acqua del ruscello, uscita dagli argini, la portò via.
Fu così che la Rosa di Campo iniziò a navigare. Sulla sua corolla il Vento soffiava e correva, prima di lui gli uccelli volavano, e tra le sue foglioline un petalo rosso come il sangue degli animali l'accompagnò.
La Rosa di Campo, l'Acqua e mamma Terra
La Rosa di Campo volava nel Vento quando improvvisamente si ritrovò su di una nuvola.
Si guardò intorno e si accorse che il Vento aveva smesso di soffiare, sembrava affaticato. E questo per il Vento non è normale visto che la sua natura è muoversi sempre senza fermarsi mai.
“Che cos’hai Vento?” domandò la Rosa di Campo.
“Manca l’aria!” spiegò il Vento mentre ansimava.
La Rosa di Campo rimase sorpresa perché in vita sua aveva sempre pensato che il Vento fosse Aria oppure al massimo che fossero fratelli, e se c’era uno non poteva mancare l’altra. Non sapeva come fare perché era su una nuvola e non aveva mai imparato a fabbricare l’Aria.
Così provò a chiamarla: Aria! Aria! Ma l’Aria non rispose.
La nuvola sotto di lei era carica di pioggia, la pioggia nella sua pancia gorgogliava come un fiume sotterraneo e anche se era dentro una nuvola era Acqua viva. La nuvola però non sapeva neanche lei cosa fare e mentre il Vento ansimava la Rosa di Campo si preoccupava.
Rimasero così a guardarsi tutti e quattro: la Rosa di Campo preoccupata, il Vento che ansimava, la nuvola che osservava e la pioggia viva che gorgogliava.
Il Vento dal canto suo stava sempre peggio e la Rosa di Campo iniziava ad intristirsi. Provò a dirsi che il Vento è infinito e immortale e che qualsiasi cosa sarebbe accaduta non poteva svanire nel nulla del Secco; che si sa: quando qualcuno se ne va rimane solo la polvere del Secco se è stato buono, i cattivi invece odorano di cattivo e diventano Marci, che è quello che avevano nel cuore anche quando c’erano. Il Vento era buono, ma siccome era infinitivo e immortale non poteva seccare. Nessuno, neanche le grandi querce, hanno mai visto dell’Aria seccarsi.
Ma poi si accorse che se al Vento mancava l’aria allora non era Aria e allora si preoccupò di nuovo… magari anche la non-Aria poteva seccare…
Mentre la Rosa di Campo si preoccupava, tanto perché non trovava niente di meglio da fare per dimostrare quanto volesse bene al Vento e quanto lo volesse aiutare, la nuvola sotto di lei sussultò, emise un rantolo e la pioggia scese felice da lei verso la Terra.
La Rosa di Campo si infastidì: stupida pioggia che come germogli prima-foglia è contenta di scappare via e vivere come fiume e lago e mare invece di intristirsi per il Vento che sta male!
La pioggia davvero era contenta, le goccine facevano la coda per uscire e tutte eccitate saltavano giù gridando di gioia: yuppi!
Un goccina di pioggia però non saltò. Si arrampicò su Mamma-Nuvola e con fatica si avvicinò alla Rosa di Campo, la superò e guardò il Vento. Il Vento guardò la goccia di pioggia e sembrò respirare meglio. La goccina di pioggia sorrise al Vento e lui inspirò. La Rosa di Campo era un po’ gelosa perché era lei amica del Vento e non riusciva ad aiutarlo, però era anche contenta che lui stesse meglio. La goccina inspirò Acqua dall’Aria, si inchinò al Vento e saltò verso Mamma-Terra.
Il Vento riprese a soffrire e la Rosa di Campo si arrabbiò. Rimase arrabbiata per un bel po’ e il Vento stava sempre più male. La nuvola sotto di lei restava a guardare e la Rosa di Campo si arrabbiò anche con lei che non faceva niente.
Scese la sera e la Luna aprì il suo occhio dalle lunghe ciglia sul mondo allora la Rosa di Campo provò a chiedere a lei ma lei non disse niente. Rimase il silenzio, mentre il Vento iniziava a scomparire.
“È così allora che succede al Vento? Scompare senza seccare?” si disse spaventata la Rosa di Campo.
Vicino a loro degli uccelli volavano via senza avvicinarsi o almeno guardare. Questo faceva male alla Rosa di Campo, tanta indifferenza per il Vento che era amico delle nuvole, che rendeva più bella la Luna allontanandole ogni cosa le passasse davanti, che aiutava gli uccelli nel volo. In fondo lei avrebbe potuto prendersela con il Vento che l’aveva portata via dal suo campo e non l’aveva depositata ancora da nessuna parte però gli era amica e non era indifferente. Era forse questo giusto? Era lei a sbagliare e a vivere nei suoi petali ogni cosa come fosse sua?
Si afflosciò sulla nuvola e la testolina cadde un poco fuori, distratta guardava la Terra dormire, la sua Mamma lontana a causa del Vento.
Giù in fondo c’era un fiume che scorreva impetuoso ed eccitato per le goccine di pioggia che si era mangiato. Il fiume gorgogliò da tanto sotto di lei. Tutto proseguiva normalmente e felicemente mentre il Vento scompariva e lei soffriva, la Rosa di Campo non lo trovava giusto.
Un cervo andò a bere nel fiume, si guardò intorno come se avesse sentito qualcosa e poi alzò il capo in alto, allora emise un verso forte, forte che arrivò alle nuvole. Mamma Terra parlava in tanti modi strani: Cos’è l’Aria, Rosa di Campo?
La Rosa di Campo si risvegliò dal suo torpore perché si sa che quando Mamma-Terra chiama ogni pianta si sveglia.
“Non lo so! Pensavo fosse il Vento!” gridò la Rosa di Campo senza capire che Mamma-Terra sente tutto ovunque senza bisogno di urlare.
“E cos’è il Vento?” gridò il cervo, con i piedi su Mamma-Terra, che parlava per lei.
La Rosa di Campo, che ora riusciva a pensare perché parlava con sua madre non capì subito ma poi ricordò la goccina di pioggia e comprese.
Allora si tirò su con i petali stanchi, strisciò le sue radici umide, si sforzò tanto perché non è nella natura delle piante muoversi senza Vento, ma dopo tanta fatica riuscì ad avvicinarsi al Vento con la testolina.
“Vento, io ti voglio bene” sussurrò esausta. E il Vento soffiò.
E la Rosa di Campo si ritrovò di nuovo sulle ali del Vento a correre, vorticarono assieme come ballando e poi il Vento scese verso il fiume. Il cervo scosse il capo annuendo e Mamma-Terra sorrise. Allora ogni pianta si alzò, allora gli alberi cantarono, gli uccelli volarono nel Vento, il Fiume si agitò e i pesci danzarono fuori e dentro l’acqua, e le nuvole corsero ovunque come germogli e la Luna dall’alto illuminò la valle e parlò: Se dimentichi di amare perché sei troppo presa a volare, se dimentichi di amare perché sei troppo presa a preoccupare, se ti dimentichi di esistere allora anche il Vento scompare e da nessuna parte potrai da sola arrivare.
La Rosa di Campo fece con un petalo una carezza al Vento, poi si concentrò e lasciò cadere il petalo sulla Terra, sorrise e assieme al Vento volò via in cerca del suo giardino.
Mamma terra aprì il suo corpo e fece entrare il petalo, un semino c’era dentro che in silenzio, nella notte, iniziò a germogliare. Un semino d’affetto che il Fiume si impegnò a innaffiare e la Luna ad illuminare.
Così fu che la Rosa di Campo si consacrò ad amare, per amore del Vento, di Mamma-Terra, della Luna e di suo marito il Sole, per amore del Fiume che conteneva una goccina d’Acqua d’Amore che facendone parte lo aveva trasformato in amore a lui stesso; e che quell’amore andava ad ogni pianta nutrendola, poi sulle nuvole e poi riscendeva cadendo in capo a chiunque, cervo compreso, trasformando tutti in piccoli amori.
Sempre ammesso che non fossero troppo distratti per accorgersene...
